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Missione umanitaria in India

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Image 04 Sfrutteranno il loro periodo di ferie, si autofinanzieranno e partiranno per una missione umanitaria in India: sono cinque operatori del Manzoni che testimonieranno la loro solidarietà mettendo a disposizione  di popolazioni tra le più bisognose al mondo la loro esperienza sanitaria. Sono Giorgio Ponzini e Sergio Mazzei, chirurghi generali; Mattia Erba e Roberto Speciale, anestesisti; Claudia Cirilli, Infermiera Professionale del reparto di chirurgia generale.
Dall’1 al 16 aprile, insieme ad altri quattro colleghi di altre strutture sanitarie lombarde (Annalisa Perego e Ambrogio Monti del San Gerardo di Monza , Alessandro Sironi dell’Istituto Tumori, Cinzia Barlascini del Sert di Morbegno , Elena Galbiati  volontaria) , saranno presenti presso  il piccolo ospedale ginecologico Mary Matha Dispensary , gestito da suore missionarie, nel villaggio di Thullur, nello Stato dell’Andhra Pradesh , in India . Il centro è stato realizzato per ospitare parti in un ambiente adeguato e per la cura di patologie ginecologiche molto frequenti in questa area del continente indiano.
La missione è coordinata dall’Associazione Humanitarian Help for Poor People H.H.P.P. Onlus , organizzazione italiana senza fini di lucro che nasce nel 2003, con lo scopo di portare aiuti sanitari ed umanitari alle popolazioni povere del mondo, in particolare in India e in Brasile.
Obiettivo della missione? Ce li riassume Sergio Mazzei , giovane medico specializzando al Manzoni presso la struttura di chirurgia diretta da Rino Costa e protagonista di una missione analoga in Brasile l’anno scorso : “il nostro programma prevede circa 40 interventi di chirurgia generale  e ginecologica, la vaccinazione di 1500 bambini contro l’Epatite B, l’erogazione di visite mediche presso i villaggi che insistono nel territorio adiacente al nosocomio gestito dalla Suore Terziarie Francescane Regolari di Ognissanti e la distribuzione di medicinali e beni di prima necessità”.
Vale la pena ricordare che l’acquisto dei vaccini è stato possibile grazie ad una sottoscrizione organizzata fra gli operatori - medici, infermieri, tecnici, amministrativi - dell’ospedale di Lecco.